Ospedale San Camillo

L’Ospedale San Camillo

Sarebbe difficilissimo raccontarvi il lungo calvario di Alessio, la sua estenuante lotta durata 4 mesi e 10 giorni nel Reparto Shock e Traumi dell’Ospedale San Camillo di Roma, le speranze, le illusioni, le paure, le lunghissime attese nei corridoi fuori dalle sale operatorie in attesa di notizie; 130 lunghissimi giorni di sofferenza e di dolore.
I Reparti di rianimazione sono quanto di più terribile si possa immaginare, poter vedere i propri cari solo un’ora al giorno, dover aspettare ore ed ore nei corridoi nella speranza che incidenti ed emergenze non ritardino ancora più a lungo quel momento tanto desiderato, sono prove che annientano anche le persone più forti.
Eppure non siamo mai stati soli, neanche un minuto, neanche un attimo, non ci siamo mai sentiti abbandonati ed anche nei momenti peggiori abbiamo sempre pensato che Alessio fosse nelle mani migliori e che tutti stessero facendo il massimo per salvarlo.
Tanti mesi ci hanno permesso di conoscere profondamente il personale del reparto, i medici, gli infermieri, gli ausiliari; tutti ci sono stati vicini, con il loro affetto, la loro sollecitudine, la loro umanità, i loro consigli e la loro professionalità.
Abbiamo visto le difficoltà che devono superare tutti i giorni, i turni estenuanti, le emergenze continue, malgrado ciò sono sempre sereni, sorridenti, pronti ad ascoltare i parenti dei malati e cosa non meno importante a consolare.
Nominarne solo alcuni sarebbe fare un grave torto a tutti gli altri, però è impossibile non dedicare un pensiero particolare al Dr. Roberto Tersigni che ha operato Alessio il 24 gennaio, dandogli una speranza di potercela fare ed al Dr. Morucci Maurizio che fino all’ultimo giorno ha tentato di sconfiggere le infezioni che devastavano Alessio.
Ed infine un grazie speciale al Dr. Giuseppe Nardi, perché non possiamo dimenticare le parole che ci ha detto il 24 dicembre “Alessio è come se fosse mio figlio, stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per salvarlo”.
Purtroppo non ci sono riusciti, ma non potremo mai dimenticarli, né smettere di ringraziarli.